03 novembre 2009

La prova definitiva


"Il motivo per cui tanti dubitano della realtà delle imprese lunari, è che accettarle vuol dire superare il trauma del sogno che cessa di essere semplicemente tale e scende a integrarsi con la vita della veglia."

Giuseppe Lippi "2001 Odissea nello spazio - dizionario ragionato" Ed.Le Mani

Nell'immagine il sito di allunaggio dell'Apollo 17 ripreso dalla sonda americana Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO)

25 ottobre 2009

La simbiosi uomo strumento...


Si racconta di piloti automobilistici che la notte prima della gara dormono nel box vicino all’auto da corsa, di fantini che fanno lo stesso con i loro purosangue…
In alcuni casi una sindrome simile coglie anche gli astrofili; non so se sia vero, ma c’è chi riferisce di aver visto qualcuno parlare con il proprio telescopio…A me capita di curarlo, pulirlo, perfezionarlo e…guardarlo con ammirazione mentre è stazionato davanti all’universo, al cospetto delle montagne innevate.
La storia dei telescopi, secondo alcune fonti storiche, ebbe inizio all'epoca degli Assiri, ma è agli inizi del’600, grazie a Hans Lippershey famoso ottico tedesco naturalizzato olandese, che fu costruito un vero cannocchiale,degno di questo nome, perfettamente funzionante,con tre ingrandimenti. Galileo capì l’importanza dell’invenzione e la perfezionò adattandola alle esigenze astronomiche e… con uno strumento che per qualità oggi sarebbe surclassato anche da un telescopio giocattolo acquistato in un negozio di gingilli, cambiò la visione del mondo, avvalorando la teoria copernicana.

Gli astrofili attualmente, non compiono rivoluzioni scientifiche di questa portata, più semplicemente sono spesso animati dal desiderio di contemplare e migliorare le proprie conoscenze dirette del cosmo.

Tra l’astrofilo e il proprio telescopio, intercorre un rapporto d’amicizia, per la verità, un po’ a senso unico. Lo strumento non è importante di per sé, ma è visto come un mezzo che fa da tramite tra l’osservatore e gli stupori del cielo…una sorta di grimaldello per aprire gli occhi su fenomeni altrimenti non percepibili, un ponte per andare oltre i limiti dell’occhio. Chi possiede una buona strumentazione, spesso si gongola, si sente privilegiato nel poter raccogliere, interamente, la manciata di fotoni che giunge dalle remote regioni del cosmo.

Non parlate mai male dello strumento di un astrofilo!
Se qualcuno v’invita con orgoglio a guardare nel proprio strumento e guardandoci dentro notate immagini scadenti e fortemente aberrate, fategli notare la cosa con molto tatto, potreste rischiare di ferire un amico. Riferendovi alle immagini, sostituite la parola “orrende”, con “non perfette… non girate il coltello nella piaga invitando un amico in preda ad una crisi di nervi, per la non perfetta messa a punto del tele, ad osservare nel vostro già perfettamente collimato! (Riferimento a cose e persone è del tutto casuale... ah ah ah !!)

Il telescopio è uno strumento di precisione alquanto sofisticato,sensibile alle regolazioni,alle variazioni di temperatura e alle sollecitazioni strutturali.
Negli strumenti di buona qualità le parti ottiche sono lavorate con processi tecnologici avanzati, le lenti e gli specchi hanno una precisione costruttiva sorprendente, si pensi ad esempio che specchi di telescopi di classe medio alta, raggiungono un’accuratezza delle superfici prossime ad 1/10 di lambda (lunghezza d’onda della luce visibile 400/700 nm), le lenti moderne hanno trattamenti antiriflesso di notevole efficienza che permettono di catturare in quantità la debole luce di lontane galassie che giunge a lambire gli apparati ottici; non ultimo,i particolari meccanico-strutturali dei moderni telescopi hanno una precisione d’assiemaggio sorprendente.

A volte gli astrofili sono colpiti da una malattia chiamata “strumentite”, si “muovono” in internet, consultando i siti dei rivenditori di materiale astronomico,sognando o pianificando acquisti che possano migliorare le prestazioni del proprio pacchetto. Domandano consigli nei forum astronomici e…fanno ordini on line in gran segreto dalle mogli che non capirebbero, perché il marito riesce ad emozionarsi con un oculare a 80° gradi di campo o con un diagonale dielettrico a 99% di riflettività.

Senza dubbio lo strumento è importante, ma ancor più, conta la capacità di sfruttarne appieno le potenzialità attraverso la propria abilità. Chi si cimenta con le osservazioni astronomiche sa che c’è una grande differenza tra guardare e vedere…Chi fa astronomia visuale deve allenare i meccanismi della visione,al pari di un atleta che si addestra per migliorare le sue prestazioni atletiche.
La conquista del cielo, è un’attività esaltante e impegnativa, fatta di piccoli traguardi, piccole conquiste…davanti a noi c’è l’infinito, silenzioso e impassibile a noi non resta che rimanere accanto al nostro telescopio e intraprendere con lui il più bel viaggio nella vertigine.

Nell'immagine il C8 "Giordano Bruno" Colle Del Nivolet luglio 2009

13 ottobre 2009

...Il naufragar me dolce in questo mare.



Sardegna sud orientale, località Marina di Gairo
Lat. 39°43’40” Long. 9° 40’ 28” E. Alt. 3 m. slm.

Il Sole è ormai da un’ora sotto la linea del tramonto.
Il crepuscolo nautico “accende” le stelle degli antichi navigatori, l’orizzonte tra non molto sarà cancellato, il mare e il cielo si fonderanno …le stelle sorgeranno dalle acque!
Il cielo come una visione onirica, ha tutte le sfumature del blu e del viola, l’aria è ferma come un lago e limpida come il cristallo…

“…In purissimo azzurro veggo dall’alto fiammeggiar le stelle, cui di lontan fa specchio il mare,e tutto di scintille in giro”….(da “La Ginestra” G. Leopardi)

Due ottanta ED aspettano la notte, rivolti verso il centro galattico, pronti a “rastrellare” nel Sagittario.
Norberto ed io, anche qui compagni d’osservazioni, sotto questo nuovo cielo, distante mille anni luce da quello di casa… Sono sicuro che anche tu, amico mio, nelle nebbiose sere d’inverno, immerso nella luce arancione di una città impazzita, sognavi una Via Lattea così, che sembra dipinta con l’aerografo.
Tale è la qualità del cielo che sembra di essere al Nivolet (2600 m.slm), in ciabatte e calzoncini, ma con una temperatura che è una goduria!
La luce rossa delle torcette richiama l’attenzione di alcuni curiosi,che come farfalle notturne, vengono calamitati verso le nostre postazioni… si rendono presto conto, che qui sta per accadere qualcosa di straordinario. Si uniscono a noi anche dei turisti francesi, smaniosi di guardare nei telescopi…Mesdames et Messieurs : ”Le spectacle est en train de commencer”.
I cugini d’oltralpe rivolgono qualche timida domanda in una lingua che diventa presto un compromesso, tra i nomi arabi delle stelle, il dialetto milanese e la gestualità dei mimi teatrali…ma la lingua universale è quella del cielo…mette tutti d’accordo!

La nostra esplorazione comincia con le regioni più interne della galassia; ci tuffiamo nella Laguna (Messier 8); metto nel diagonale un oculare da 3°, così abbraccio anche la Trifida ed M21. Che quadro fantastico, che qualità l’immagine! Faccio scivolare il telescopio sugli ammassi più meridionali di Messier M6 e M7 prima che scappino dietro i monti a sud est;quei “grappoli” nonostante siano appena sopra la cresta e leggermente disturbati dalla turbolenza locale ,hanno stelle come zaffiri.
Risalgo a latitudini sopra i -20 percorrendo il sentiero lattescente che porta dritto nel polverio di M24, un’associazione stellare densa come un pugno di farina. Si distinguono bene le due Barnard al suo interno (nebulose oscure B93-B94). Il cielo in questa regione brulica letteralmente d’oggetti, alcuni fuori portata, ma che fanno sentire la loro presenza con tenui discontinuità del fondo cielo pullulante di stelle.

Invito “la Francia” a godersi lo spettacolo di un open cluster straordinario: M25… quelli neppure mi ascoltano tanto sono impegnati con Norberto che li sta portando a spasso nel Cigno con il laser verde. Mi muovo in longitudine, spostando l’ottantino di una decina di gradi verso ovest e non mi faccio mancare M23 prima di risalire verso lo Scudo.
Non ricordo di aver visto mai una “Swan Nebula” così contrastata. Anche senza far uso di filtri interferenziali, percepisco dettagli che con il C8 (200 mm) raramente ho notato… L’apertura del telescopio conta,certo, ma a fare la differenza è la qualità del cielo!

Con la Via Lattea così intensa, appaiono nel loro splendore le nebulose oscure, stille d’inchiostro rovesciato nel biancore galattico. Ne osservo parecchie nell’Aquila e in fondo al Serpentario… vedo il cielo vivo e vibrante, “come il suono di un violino”.
Metto in verticale il tele e resto venti minuti nella regione della 7000… Che spettacolo!Il “golfo del Messico” (porzione della nebulosa nord America) è una “voragine oscura”:Visione indimenticabile!

E’ormai l’una…Giove ha saltato il meridiano, siamo rimasti solo noi due, reduci delle emozioni del centro galattico! Parliamo a bassa voce. Dal mare “vengono su” le stelle come sorprese tirate fuori dal cappello;Aldebaran vendica Antares e duella con Marte tra le corna del Toro, l’alfa Aurigae accompagnata dalle “caprette” ci preannuncia scenari nuovi.
Ribalto il telescopio lungo l’impetuoso torrente stellare spostandomi nel braccio di Perseo. Faccio una trasferta negli Ngc della “regina vanitosa” (Cassiopea) e vado in crescendo con i Messier dell’Auriga ormai a quaranta gradi sull’orizzonte e il “Doppio Ammasso”.

Dov’è finito il Norbi? Si è perso negli spazi siderali?… Eccolo che torna, con il PC sotto braccio?! ...ho già capito tutto…In un attimo collega la web cam al tele e dirige su Giove. Ora la notte ha preso una piega “planetaria”. Jupiter ricambia le attenzioni, mostrando in una nottata quello che solitamente mostra in un mese. Transiti, occultazioni, eclissi, ombre, occultazioni reciproche delle lune medicee, macchia rossa ….un tripudio!
Nell’accampamento tutti riposano…nel silenzio si sente una voce euforica a 60 decibel (indovinate di chi) sommata al rumore delle ventole del PC che acquisisce, acquisisce, acquisisce …

Ormai manca poco all’alba, nel trambusto delle riprese non ci siamo accorti della levata del gigante… Orione maestoso è quasi completamente allo scoperto, manca solo Saiph,il piede destro, ancora sott’acqua… Rimaniamo attoniti, con lo sguardo fisso, a contemplare “Il gigante”. Venere elongato a ovest di una ventina di gradi, emerge dall’orizzonte ormai rischiarato.

“…Così tra questa immensità s’annega il pensier mio:e il naufragar me dolce in questo mare.” (G.L)

Nell'immagine Ngc 7000 nebulosa" Nord America" Misti Mountain Observatory

24 giugno 2009

Per me si apre,dai che si apre...laggiù si sta aprendo!





Gressoney, 20 ore al solstizio d’estate:

“Potete tirare!” “Ho caricato tutto!” Lassù mettono in moto il vecchio argano scoppiettante e dolcemente il “Giordano Bruno” (il mio telescopio) prendere il volo…Osservo, non senza apprensione, quel carrellino un po’ svirgolo e cigolante che caricato di tutta la preziosa attrezzatura,si arrampica verso il vallone di Chemonal…al villaggio Walser di Alpenzu.

I miei amici sono già al rifugio da ieri sera. Il grande Ezio più duro delle sue gambe capricciose, per non mancare alla rimpatriata, è giunto a destinazione prendendo un passaggio dall’elicottero che approvvigiona di vettovaglie i rifugi e… neanche il tempo di godersi il panorama, in un minuto era già alle baite.
Il cielo oggi ha il colore della musica dei Pink Floyd …..guardo le vette innevate e inseguo quella sensazione tutta mia, magica e indescrivibile, che mi coglie pensando alle stelle in pieno giorno mentre attendo impaziente il crepuscolo. I crinali delle montagne, i tetti delle case, le fronde degli alberi si trasformano in frontiere estreme, oltre le quali l’immaginazione, svela dimensioni sovraumane. Mi preparo spiritualmente al contatto con la volta celeste, come un asceta…Anche se questa volta sarà un ritrovo alquanto movimentato e festaiolo,non rinuncio a cercare “quel preciso stato d’animo”. Penso agli osservatori astronomici, con le loro cupole silenziose spalancate sull’ignoto. Immagino un cielo cobalto, con la falce di luna che scende silenziosa sotto l’orizzonte…accompagnata dall’aria fresca della sera.

La giornata è luminosa e trasparente, i legni scuri delle baite, si stagliano sul verde dei prati e sulle conifere rigogliose, nell’aria sottile, il profumo della cucina tradizionale…

A volte, agli occhi delle persone, gli astrofili agiscono in modo stravagante. Prima di pranzo, Norberto con un binocolo 10x50, scrutava in modo insistente il cielo assolutamente azzurro,che mandava in confusione la vista, mentre Alberto al suo fianco, lo assecondava pronunciando parole come: ascensione retta,declinazione,elongazione,azimut e dava nel frattempo letteralmente i numeri. “Ma sono pazzi!” Sembra voler dire un turista di passaggio…Niente paura, in realtà si sono imbarcati nell’impresa di cercare Venere in pieno giorno,(elongazione ovest 45°) operazione tentata poi anche con il telescopio, ma non riuscita.
In compenso hanno beccato la falce di Luna a meno di venti gradi dal Sole… Questo era solo l’aperitivo. L’antipasto sono state le osservazioni in H alfa di un Sole dormiente che comunque ha mostrato un bel paio di protuberanze a fontana. Si avvicinava il momento delle osservazioni vere, non vedevo l’ora di stazionare il C8…

Non ricordo di aver visto una M57 e un Velo del Cigno cosi belle e dettagliate da qui … si percepivano anche le strutture più deboli del residuo di supernova, senza neppure far uso del filtro all’ossigeno…che magnifiche visioni!

Però che strano… sembra tutto troppo facile…
Per un attimo i desideri eran diventati fatti reali ma…a riportare tutto al suo posto, è il bagliore di un fulmine che irrompe nella sala buia attraverso le finestrelle … Splendide immagini astronomiche, scorrono sullo schermo bianco appeso alla parete del rifugio, durante la conferenza sull’evoluzione delle stelle. Anche questa volta, come lo scorso anno, le nubi indifferenti e inesorabili sono arrivate a togliere a noi e agli ospiti dello star party il piacere di sbirciare nei telescopi. Avremmo voluto mostrargli gli oggetti più affascinanti del cielo e invece…si dovranno accontentare delle immagini fin “troppo belle” dell’Hubble Space Telescope.
Che emozione sarebbe stata osservare con i nostri telescopi stazionati al cospetto delle montagne, davanti al massiccio del Rosa! Purtroppo, la lancetta del barometro troppo coricata e il cielo plumbeo ci hanno rovinato la festa.

Dopo cena, a consolarci, ci ha pensato Norberto con i suoi racconti sull’epopea dell’esplorazione spaziale,parlandoci dei grandi uomini che hanno osato volare oltre le nuvole…mentre scorrevano le immagini dell’apollo11,si riaccendeva un po’ la speranza di fare anche noi, a tarda notte, il grande balzo …ma le grondaie erano colme e gocciolanti e il ticchettio sui tetti ci ha tenuto incollati a terra con i telescopi sigillati nelle casse…
E pensare che avevamo con noi anche un vip,al quale mostrare M13 in mille frammenti…niente meno che Giorgio Mastrota, che sono sicuro dopo, aver ascoltato i racconti di Norberto, invece che pentole e materassi, in tv,venderà telescopi…”Giorgio fai un’opera utile, riempi il mondo di 114,che magari la gente si appassiona,spegne le luci e capisce quanto sia importante salvare lo spettacolo…”

Il giorno successivo gli strumenti erano puntati sulla costellazione molto terrestre dello stambecco…con il Maksutov di Ezio equipaggiato di un “ananas” Nagler da 26,abbiamo violato la privacy di un gregge di pecore che pascolava sul crinale dall’altra parte della valle…e mostrato ai turisti presenti, i rifugi del Monte Rosa aggrappati alle rocce tra terra e cielo.

Che dire, ricorderò questa uscita come una delle più belle…la compagnia degli amici, questa volta si è sostituita meravigliosamente alle stelle che hanno fatto troppo le preziose.


Foto di copertina di Ezio e Norberto.

09 maggio 2009

Uno studio del terminatore lunare.


Sempre più spesso mi dedico alle osservazioni lunari, nulla mi tranquillizza e rasserena come le osservazioni del nostro satellite naturale.

Prima che edificassero un insediamento residenziale nei pressi di casa, anche durante la settimana,riuscivo a condurre discrete sessioni sul cielo profondo dal terrazzo,ma le lampade ai vapori di mercurio mi hanno ahimé raggiunto…a darmi conforto in questa situazione di accerchiamento rimane la Luna…
Mi piace soffermarmi fino a tardi sul balcone di casa accanto al telescopio che insegue sul terminatore lunare….a volte ascoltando musica classica, a volte semplicemente ascoltando il mondo che lentamente si addormenta lasciando il posto alla fresca quiete della notte…

Nel disco lunare si nasconde un “universo” di cose da scoprire,crateri,rimae,catene montuose…. strutture rocciose che prendono vita e si mostrano in modo sempre diverso a seconda di come vengono lambite dalla luce solare.

Sorrido ancora,quando mi ritorna in mente il ricordo della prima volta che osservai la Luna con il telescopio…ricordo una certa delusione,feci lo sbaglio che compiono tutti i neofiti…quella sera infatti la Luna era piena e il cielo era terso e ventoso…le condizioni peggiori per condurre osservazioni lunari.

Ben presto mi resi conto che la Luna da il meglio di sé,quando presenta un po’ di fase,cioè quando è illuminata in modo tangenziale e che soprattutto le osservazioni in alta risoluzione richiedono atmosfera stabile…con aria ferma, meglio se stagnante, come quella nelle serate afose d’estate.

La morfologia delle strutture lunari può essere apprezzata in maniera indiretta, osservando le ombre, in questo modo si possono fare valutazioni sull’altitudine dei rilievi,sulla tipologia dei crateri,sulla scabrosità degli altipiani…importanti informazioni si ricavano anche prestando attenzione alle tonalità cromatiche (scala dei grigi) del suolo,ad esempio,regioni scure tradiscono la presenza di lave basaltiche (tipiche dei mari),crateri con elevato albedo (rapporto tra luce riflessa e luce incidente) ci dicono che l’enorme calore sviluppato al momento dell’impatto, ha vetrificato la superficie, rendendola riflettente come uno specchio.

Presento uno studio del terminatore in prossimità dei crateri Ipparco e Albategnius. Ho trovato molto utile lavorare con matita bianca su foglio nero.
Rimanere in bilico sulla linea d’ombra mette le vertigini…quando la luce cinerea è attenuata o assente, sembra di camminare in bilico sull’orlo dell’abisso. Se si osserva in modo prolungato il teminatore si può notare il bordo illuminato che avanza molto molto lentamente e riporta la luce e il calore sulle fredde e oscure zone in ombra dove la temperatura sfiora i 200 C° sotto zero.

Dedico questo post ad Elisa, la figlia di un mio caro amico, che da poco è entrata a far parte del mondo dell’astronomia amatoriale…spero che queste brevi indicazioni possano esserti d’aiuto quando osserverai la superficie lunare con il tuo 114.

08 marzo 2009

L'illusoria "tranquillità" del cielo stellato.



Osservando il cielo in una notte di fine inverno, con il favonio che rende l’aria trasparente, si è pervasi da una sensazione di serenità e di profonda condivisione con le cose naturali.
Lo spirito si rinfranca, tutte le preoccupazioni svaniscono; gli appassionati d’astronomia hanno la percezione di trovarsi in un territorio amico e consueto…
Questo quadro di grande tranquillità è però solo illusorio,il cosmo oltre che essere splendido è sede di fenomeni sconvolgenti, di inaudita violenza.

Negli spazi sconfinati tutto interagisce: la radiazione con la materia, i corpi celesti tra loro, tramite la forza di gravità che li “lega” più o meno energicamente e con precise regole,(nella visione più classica)

Einstein diede una nuova interpretazione della gravità, vedendola come l’effetto dello spazio (spazio-tempo in realtà) incurvato dalle masse che obbliga la materia stessa ad assumere determinati comportamenti e a compiere precise traiettorie...la radiazione è altresì influenzata dallo spazio incurvato e costretta a compiere percorsi tutt’altro che rettilinei.

L’entità della massa, incurva più o meno fortemente il tessuto spazio-temporale, generando nei casi estremi “pozzi gravitazionali” di enorme profondità, talvolta infinita come nel caso dei buchi neri.

Un esempio un po’ abusato ma molto chiarificatore è quello di immaginare il cosmo come un infinito tessuto elastico sul quale sono disposti oggetti più o meno pesanti che rappresentano i corpi celesti, il tessuto subirà una deformazione maggiore in prossimità dei corpi più massicci.

Come dicevo, nell’Universo tutto interagisce; un caso sorprendente, è tra gli altri, l’interazione tra due stelle facenti parte di un sistema binario.

Le stelle che si osservano in una notte serena, sono solo in apparenza singole, in realtà, sono per il settanta per cento stelle doppie o multiple che interagiscono a livello gravitazionale e orbitano intorno al baricentro del sistema. Molte possono essere osservate anche tramite un semplice telescopio amatoriale che ne rivela la loro vera natura. Accade che alcune stelle siano abbastanza vicine tra loro e abbiano raggiunto differenti livelli evolutivi, assumendo di conseguenza caratteristiche diverse. All’interno di una coppia ci potrà essere una stella più densa come ad esempio una nana bianca (relitto di una stella simile al Sole giunta alla fine della sua esistenza, ha l’enorme densità di 1 ton/cm cubo e temperatura superficiale di 100.000 gradi), e una stella molto rarefatta come una gigante rossa, con una gravità superficiale ridottissima e la fotosfera molto “diluita” che sfuma nel vuoto interstellare. In questo caso la stella più densa, sottrae materia alla compagna generando un ponte che al pari di un gigantesco nastro trasportatore, trasferisce i gas fin sulla superficie della piccola e densa stella .
Il gas che raggiunge la nana bianca è essenzialmente idrogeno che accumulandosi sulla sua caldissima superficie, avvia il fenomeno di fusione nucleare, innescando una repentina e violenta esplosione; la stella subisce un aumento vertiginoso di luminosità, fino a dodici magnitudini, rilasciando gusci di materia alla velocità di tremila chilometri al secondo; questo fenomeno è denominato “Nova”. L’origine del nome deriva dal fatto che la stella,prima invisibile, si “materializza” in modo inaspettato nel cielo,ciò diede agli antichi l’impressioni di trovarsi al cospetto di un nuovo astro.

Accade però in alcuni casi che la nana bianca abbia una massa caratteristica, prossima a quello che viene definito limite di Chandrasekhar (dal nome del grande fisico di origine indiana,premio Nobel nel 1983 che studiò i fenomeni legati a stelle in condizioni limite), corrispondente a 1,4 masse solari;in questo caso il gas che migra verso di lei dalla gigante, l’arricchisce di materia facendole superare il limite di Chandra. In conseguenza di ciò si verifica un fenomeno tra i più violenti del cosmo: una supernova di tipo Ia. La stella subisce un collasso catastrofico liberando una quantità immane d’energia che rende l’evento ”pirotecnico” visibile anche in altre galassie lontane diversi milioni d’anni luce.

Può anche accadere che una gigante rossa, si ritrovi come compagno niente meno che un buco nero (ciò che rimane di una stella super massiccia dopo la sua fine), in questo caso la materia in caduta verso questo “mostro gravitazionale” gli orbita intorno formando quello che gli astronomi chiamano disco di accrescimento. La materia, per effetto di una differente velocità di rotazione che provoca fenomeni di frizione nel disco,si riscalda a cento milioni di gradi, emettendo enormi quantità d’energia sotto forma di radiazione X.
La più famosa sorgente di questo tipo è Cignus X1, nella costellazione del Cigno, che gli astronomi sospettano si tratti proprio di un sistema binario nel quale una delle componenti è un spaventoso buco nero.

Questo tipo d’interazione, oltre a quella gravitazionale nei confronti di oggetti vicini che consente di effettuare misure astrometriche, è l’unica possibilità che gli scienziati hanno di svelare la presenza di un buco nero che diversamente risulterebbe invisibile a causa di una intensissima gravità che impedisce perfino alla luce di svincolarsi dalla sua influenza.

Dopo questi scenari catastrofici, il dolce canto notturno dei grilli in una limpida notte d’osservazioni, ci riporta ad una dimensione più a nostra misura,la violenza inaudita dei fenomeni cosmici si stempera nelle magnifiche visioni al telescopio,dell’immane collasso di una supernova,rimangono delicati filamenti di gas appena percepibili con la visione distolta. Ancora una volta c’è interazione…tra le meraviglie del cielo e gli astrofili in contemplazione.

Nell'immagine: Ngc 6888 "Crescent Nebula",resto di supernova nel Cigno

23 febbraio 2009

La volta celeste... Patrimonio assoluto!



E’ da molto che non osservo il cielo dalla montagna, le condizioni meteorologiche delle settimane scorse non hanno favorito le escursioni in altura, verso i cieli tersi.
In questi periodi ho scoperto il fascino delle osservazioni naturalistiche fatte con il binocolo, il mio fedele 15X70…Non ho puntato il cielo, ma osservato i panorami delle Alpi innevate e studiato il comportamento di animali selvatici immersi nel loro habitat.
Ho ancora ben impresso nella mente lo splendido paesaggio fluviale del Ticino, con lo sfondo delle montagne, mentre una miriade di uccelli riempiva il campo del binocolo.

Gli strumenti ottici sono chiavi d’accesso ad aspetti inediti della realtà.
Guardando attraverso un binocolo si ritrova una dimensione intima e di raccoglimento, la visione binoculare è amica della contemplazione.
Ammiro le creste delle montagne che paiono tagliate con le forbici e i nevai candidi sullo sfondo del cielo terso, penso a ”L’Infinito” di Leopardi… ecco la siepe! … oltre la quale si apre la dimensione sovrumana, quella delle riflessioni più alte.


Keplero lodava il telescopio paragonandolo allo scettro di un re... Chi usa uno strumento astronomico si sente spesso privilegiato...Il nostro occhio diventa il punto d’arrivo di fotoni in viaggio da centinaia, migliaia, milioni d’anni, partiti dalle remote regioni dell’Universo… I quanti d’energia intercettati dai telescopi sono tutti per noi, a nostra disposizione, per essere processati e trasformati in considerazioni e riflessioni.
La complessità inaudita della realtà è il regalo più grande che l’uomo possa aver ricevuto;siamo in possesso di uno degli aspetti fondamentali dell’Universo:il pensiero astratto,ciò che ci permette di apprezzare lo spettacolo.
Il cosmo è costituito di materia, energia, spazio, tempo e…dall’ingrediente intangibile del pensiero.
L’Universo anche se così indifferente e impassibile, ha ricevuto esso stesso un regalo…un piccolo pubblico che contempla le sue straordinarie performance.
Tra infinite possibilità, anche quella di un gruppetto di spettatori, “nato e cresciuto” su un pianeta, orbitante intorno ad una normalissima stella, spersa in un braccio di spirale di una normale galassia…

La consapevolezza è spesso ciò che manca, molte persone ignorano cosa c’è là fuori.
La volta celeste è un patrimonio assoluto spesso snobbato!
Come astrofilo, nel mio piccolo, e con i miei limiti, sento la responsabilità di divulgare le bellezze del cielo…mi piace rendere partecipi gli altri di ciò che ho la fortuna di osservare con il telescopio…

Il 2009 è stato proclamato anno dell’astronomia, quattrocento anni fa per la prima volta Galileo alzava al cielo il suo cannocchiale…
In occasione di questa ricorrenza bisognerebbe raddoppiare l’impegno, parlando a bambini e ragazzi dell’emozione di contemplare le meraviglie del cosmo, accompagnandoli lontano dai centri abitati, mostrandogli un telescopio messo in stazione sotto la magnificenza…

Nelle immagini: massiccio del Monte rosa
Ngc 2024 Nebulosa Fiamma ,
Ic 434 e Barnard 33 (Nebulosa Testa di Cavallo)

11 dicembre 2008

Un disegno del cratere Gassendi.


Presento un disegno del cratere lunare Gassendi eseguito l'8 dicembre con Luna al decimo giorno. E’stato realizzato con il mio C8 dal terrazzo di casa. Il seeing non era buono,stimato di grado 3 scala Antoniadi, nonostante questo sono comunque riuscito,ad utilizzare un oculare ortoscopico da 9mm,ingrandimento 225X.

25 novembre 2008

Quanti modi d'amare il cielo!





“Papi vai al parco del Giovà?”
Così mia figlia d’otto anni sabato mi chiedeva se avessi avuto l’intenzione di recarmi in montagna ad osservare con il telescopio.

In realtà quello del Giovà è un passo appenninico, ma in fondo Alessandra non aveva torto… quelle zone sperdute sono una vera e propria “riserva naturalistico-astronomica”.

Nei periodi di luna nuova, quei luoghi diventano meta abituale degli astrofili lombardi, che per sfuggire allo “smog luminoso”, si sobbarcano ore di viaggio, per trovare aria sottile e limpida che consente loro di esprimere il proprio amore per il cielo…

Già l’amore per il cielo…un’affettuosità a senso unico, la volta celeste si disinteressa completamente di noi…bella la citazione di Flammarion:
”A volte l’uomo è così vanitoso da credere che l’intera Creazione sia stata fatta per lui mentre in realtà l’intero Creato non sospetta neppure della sua esistenza”.
Siamo come innamorati incompresi che aspirano a conquistare una donna bellissima e irraggiungibile.
Ognuno mette in campo le proprie armi di seduzione per provare ad entrare in condivisione con lei…la “Volta Celeste”, vestita d’astri infiniti…

Alcuni fanno grandi sacrifici, per studiare una certa stella variabile e tracciarne la curva di luce. Per far ciò s’impegnano assiduamente, in special modo con le variabili a lungo periodo,come quelle di classe Mira ad esempio…Tengono d’occhio, con sensori CCD, l’emissione luminosa della stella durante tutto il ciclo legato alla sua attività energetica. Così pure fanno con le variabili estrinseche, sistemi binari nei quali le stelle che li compongono orbitando intorno ad un comune centro di gravità, si eclissano a vicenda, provocando una variazione del flusso di fotoni che giunge fino a noi…
Dopo i loro studi ai “variabilisti”, rimane la grande soddisfazione di aver tracciato un grafico dell’emissione luminosa di quella lontana stella.

Altri appassionati si occupano della difficile ricerca di supernove extragalattiche. Sono talmente stregati, da osservare in modo costante flebili baffi di luce (remote galassie), con la speranza di cogliere i mostruosi sussulti del cosmo. Come i più esperti sanno, le stelle di grande massa che collassato come supernove,in pochi istanti liberano l’energia di miliardi di stelle,quindi si rendono visibili anche in galassie lontane parecchi milioni di anni luce.
Altri innamorati ancora, si dedicano alla ricerca di terre lontane, pianeti extrasolari, che danno segno di sé “facendo ombra” alla stella che li ospita.


Ammiro moltissimo tutti questi astrofili che con il loro impegno e tenacia tentano di rivivere l’esperienza di William Herschel, grande astronomo del ‘700…il Visualista per eccellenza, che scrutava il cielo con metodo, costanza e dedizione impareggiabili. Con le sue osservazioni fece compiere enormi progressi alle conoscenze scientifiche…si pensi alla scoperta di Urano…

Poi ci sono gli astrofili come noi, gli “esteti del cielo”…che si sottopongono a prove non indifferenti. Come quella vissuta l’altra notte, insieme all’amico Norberto, lassù sul quel prato ad otto gradi sotto zero, con un vento che a tratti tirava rasoiate feroci… Siamo rimasti lì fino a quando non abbiamo più sentito mani e piedi…Per il gusto di studiare splendidi ammassi aperti, per “tirar fuori”un particolare di una nebulosa ,per provare a risolvere una doppia particolarmente ostica o per scorgere una flebile galassia distante cento milioni di anni luce.
Il piacere è quello di sfruttare tutte le potenzialità del proprio strumento, adeguando gli ingrandimenti, lavorando con la visione distolta, montando un particolare filtro a banda stretta. E poi,c’è la felicità di condividere con gli amici presenti sul campo splendide visioni, scambiandosi pareri, ascoltando le loro esperienze…

Ogni tanto è bello staccare l’occhio dall’oculare, respirare a pieni polmoni e rivolgere lo sguardo verso l’immensità, rintracciare gli asterismi,tuffarsi con lo sguardo nel brulichio di una plaga celeste o guardare il colore delle stelle!

Anche questa volta l’abbiamo corteggiata, sbirciata da lontano, ci siamo illusi di averla conquistata… ma lei, la “Volta Celeste”,non si farà mai prendere. Ci riproveremo la prossima volta a rubarle ancora un piccolo segreto…a sfiorarle la mano.